Ian McEwan: “Lettera a Berlino”

Guarda 'Lettera a Berlino' su aNobii Come una vecchia pubblicità di una grappa, un romanzo dal cuore molto bello, ma con una testa ed una coda non del tutto convincenti.
All’inizio, la puntigliosa descrizione del progetto di spionaggio antisovietico risulta in molti tratti macchinosa: poi Leonard incontra Maria ed iniziano duecento pagine travolgenti come la storia d’amore tra i due personaggi. Il loro rapporto cresce pagina per pagina, contrappuntato dal lavoro di lui per il progetto suddetto, senza che ci sia alcuno scadimento di tono: una descrizione precisa della costruzione di un’amore, di cui si fissano nella memoria soprattutto le prime notti nel gelo di un appartamento non riscaldato.
L’irrompere della tragedia nel momento della ‘regolarizzazione’ – il fidanzamento ufficiale – rimescola tutte le carte e conduce la storia ad un epilogo non del tutto imprevedibile, ambientato all’aeroporto come quello di ‘Casablanca’. Dovrebbe finire lì, ed invece ecco un ultimo capitolo – sorta di ‘Trent’anni dopo’ – che tira le fila, spiega tutto per filo e per segno e apre ad una specie di lieto fine: inutile e non all’altezza delle pagine che l’hanno preceduto.

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