Lucio Villari: “Bella e perduta”
Il Risorgimento, pagina dimenticata. Da tutti, sottoscritto compreso, costretto a rinfrescare le nozioni scolastiche, poco approfondite ai tempi e annebbiate dal tempo che passa. Giunge così a proposito questo saggio, bello e appassionato, che racconta gli anni che dalla venuta in Italia di Napoleone conducono fino a Porta Pia. Anni di entusiasmo, di incoscienza, di morti che si sarebbero potuti evitare: la combinazione degli ideali della rivoluzione francese e dei profondi cambiamenti originati da quella industriale alimentò il desiderio di superare a qualsiasi costo i decrepiti assetti degli staterelli italiani, legati ad una concezione del mondo destinata a scomparire. Il contagioso desiderio giovanile – diffuso in tutto lo stivale, anche se non in tutte le classi – di cambiare lo stato delle cose rimane nella memoria del lettore, anche per gli esiti a volte tragici: qualche sognatore pare a volte incapace di confrontarsi con la realtà, ma che accecante lampo fu la Repubblica Romana…. Fu però forse inevitabile che la spinta ideale, sostenuta da varie generazioni di ventenni, per concretizzarsi avesse bisogno della politica politicante, dei compromessi, delle concessioni di potenze straniere: non è dato sapere quanto si sarebbe ritardato il processo di unificazione senza di esse, incarnate da Cavour e dalla monarchia sabauda. L’autore racconta con lingua efficace ma rigorosa le luci e le ombre dell’intero processo: non riesce però a nascondere la propria delusione per la mancata realizzazione di quello Stato laico e liberale lucidamente sognato nella prima metà dell’Ottocento, fallimento parziale che trascina i suoi nefasti effetti anche nell’Italia odierna.
