Alfonso Scirocco: “Giuseppe Garibaldi”
Di Garibaldi ho sempre saputo poco, giusto le poche nozioni apprese a scuola, dove il Risorgimento non è certo approfondito. Dopo la lettura di questa biografia ho le idee un po’ più chiare su un uomo generoso e pronto a buttarsi in ogni causa, ma a volte trascinato in errori proprio da quell’irruenza che è stata per molti aspetti la sua forza.
Il racconto è puntiglioso e ben riporta i tempi e gli ambienti in cui il protagonista operò: i passaggi più avventurosi, specie in Sudamerica, si fanno leggere come un romanzo e, una volta superato il fastidio che dà l’epiteto di “Eroe” (con la maiuscola) usato ad ogni piè sospinto, l’intera opera si rivela interessante e di godibile lettura.
Garibaldi ne esce come gran condottiero di uomini, ma con una tattica di battaglia, sulla quale ha costruito le sue vittorie e la sua fama, che era sì un insieme di astuzia e di coraggio ma che richiedeva comunque un notevole dispendio di vite umane in assalti sanguinosi. Sicuramente più confuso il Nizzardo fu sul piano politico, privo com’era di mezze misure: i rapporti con gli altri protagonisti, spesso invidiosi, dell’Unità furono tra l’incomprensione e la burrasca aperta. Alla fine, un uomo profondamente ottocentesco con lampi di modernità, senza il cui impeto probabilmente l’Italia unita sarebbe nata più lentamente: il triste racconto degli anni finali, in cui un Garibaldi malato è sempre meno in sintonia col proprio tempo, ne è ulteriore testimonianza.
Chissà perché ho trovato consolante che la sua tomba sia rimasta a Caprera e non in qualche sacrario pieno di marmi.
