Niccolò Ammaniti: “Che la festa cominci”
. Mah…L’unico commento che viene in mente è questo, e non è un buon segno. Non avevo mai letto nulla di Ammaniti, ed è probabile che abbia cominciato con il piede (libro) sbagliato.
Di solito diffido dei romanzi a tesi, ma la buona stampa e la promessa di divertimento mi hanno portato ad ignorare la regola: alla fine le risate non sono state moltissime e la parte che raffigura con intenti satirici il mondo letterario, il generone romano e, in genere, gli aspetti deleteri della nostra società dell’apparire risulta assai debole. Tra personaggi stereotipati e situazioni scontate con pure un po’ di sesso inutile, si aggira Fabrizio Ciba, ex giovane scrittore in crisi d’ispirazione, talmente insopportabile da risultare meno antipatico di quanto dovrebbe.
Il romanzo viene però salvato dai protagonisti della storia parallela, ovvero le ‘Belve di Abaddon’, quattro sfigati che riempiono il vuoto delle loro vite nel più scassato gruppo satanista dell’Universo, ma riescono a risvegliare l’empatia del lettore anche grazie ad alcune fra le pagine migliori del libro. Perché Ammaniti sa scrivere bene e al momento coinvolgere, ma qui molte volte è ciò che racconta ad essere poco interessante.
