Patrick Dennis: “Zia Mame”
La ‘screwball comedy’ è stato un genere fra i più deliziosi della Hollywood dei tempi d’oro. Magari nasceva dall’esigenza di distrarre il pubblico nei tempi grami della Grande Depressione, ma quelle pellicole dal ritmo irresistibile e costellate di tante battute che oggi basterebbero per cinque o sei film restano divertentissime a dispetto dei decenni passati.
Questo libro ne è una specie di versione cartacea – come nell’irresistibile narrazione di Mame alla ricerca dei un lavoro dopo il crac del ’29 – che a volte sconfina nella commedia degli equivoci o addirittura nella comica finale – vedi ad esempio l’intero l’episodio della gravidanza di Miss Gooch – e sa farsi satira pungente – come dimostra l’avventura ‘sudista’. Il tutto dominato dalla personalità inarrestabile della protagonista che travolge – in senso positivo – la vita del nipote-narratore che ne è un’impeccabile spalla. Nipote che racconta in prima persona e che porta lo stesso nome dello scrittore (che poi è uno pseudonimo), creando così un ulteriormente beffardo effetto di ‘vita vissuta’.
Il romanzo è suddiviso in capitoli, solo tenuemente legati fra loro, fra i quali il lettore può scegliere i suoi preferiti ma che scorrono sempre con grande levità e con un sorriso sulle labbra che a volte si apre in aperta risata.
