Lucero: “1372 Overton Park”

(Universal Republic 2009)


Prendete la seconda traccia. Dopo neppure un minuto e mezzo, arriva il ritornello: beh se vi vien voglia di cantarlo a squarciagola sotto un palco (no, le parole NON SONO ‘out in the baaaackstreets’!) vi innamorerete di questo disco tanto da non riuscire a staccarlo dal lettore. Per gli (sfortunati) altri resta comunque uno splendido esempio di american music, dominato dal timbro rauco del cantante e leader Ben Nichols- un po’ Springsteen ed un po’… Ligabue – e con la propulsione di quattro musicisti in stato di grazia.
Non bastassero loro, fondamentale risulta l’apporto dei fiati: gli arrangiamenti di Jim Spake regalano una marcia in più all’attitudine southern del gruppo come nel travolgente bolgie ‘The devil and Maggie Chascarillo’; souleggiano con calore in ballate come ‘Goodbye again’ (siamo a Memphis, dopotutto); trascinano le atmosfere dalle parti della E-Street Band – qualche volta anche troppo, come ad esempio nella ‘Sounds of the city’ guidata da un organo ‘federiciano’.
Le radici punk del gruppo magari sono lontane, ma si possono rintracciare nell’energia con cui vengono rielaborati country, rock e soul: dopo lo scatenato avvio, i pezzi ritmati superano per quantità e qualità quelli più languidi. Un viaggio nelle radici affrontato con freschezza e personalità, raccontando storie di più o meno romantici perdenti: non sempre si riesce a seguire il ritmo del cantato, ma un verso come ‘She asked me if I loved her and I showed her my tattoo’ è un assaggio di tutto rispetto.

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