Albert Camus: “Lo straniero”
Un libro scritto in prima persona che sembra scritto in terza e, per di più, osservando il tutto da anni luce di distanza.
Il protagonista, Mersault, si guarda vivere senza particolare partecipazione, nei momenti tristi ed in quelli felici, e va incontro al suo destino accompagnato da una profonda apatia. La morte della madre, l’amore di una donna, l’assassinio di un uomo sono tutti accidenti senza troppa importanza che non lasciano traccia sul suo animo indifferente. Indifferenza che la vita alla fine contraccambia, in un processo stralunato che lo condanna implacabilmente: circostanza che, peraltro, non scalfisce l’imperturbabilità di Mersault.
Libro breve e a suo modo struggente, dove l’autore trasmette a chi legge il carico di emozioni così ben evitate dal protagonista: lo fa con una lingua perfetta, frasi secche e precise che in poche parole ricostruiscono Algeri piena di sole e di vita in contrasto con il piccolo mondo sbiadito del protagonista. Pare di sentirli, il vino ed il sole che intontiscono Mersault nella sua passeggiata fatale, come pare di vivere il vuoto che lo uccide (lo ha ucciso) dentro: alla fine, il lettore si sente sollevato dal numero di pagine certo esiguo, così da potersi liberare dall’atmosfera opprimente che lo ha avvolto.
