Fabrizio De André: “Non al denaro, non all’amore né al cielo”

(Produttori Associati 1971)


Sempre alla ricerca di un filo conduttore per le sue opere, De André fa suo un abbozzo di progetto dedicato all’ ‘Antologia di Spoon River’ di Edgard Lee Masters.
‘Fa suo’ nel senso pieno dell’espressione, adattando ed interpolando le liriche del poeta statunitense per poi rivestirle di suoni che le trasportano definitivamente nell’universo dell’autore genovese. E’ più che altro una questione di atmosfera: gli arrangiamenti di Nicola Piovani abbandonano le ridondanze dei dischi precedenti in favore di musiche al tempo stesso più semplici e più raffinate, a metà strada tra il folk inglese – che ai tempi andava forte – e il barocco italiano, con la frequente presenza del clavicembalo.
Il risultato è un disco che non ha l’impatto emotivo del precedente, ma anzi mantiene un tono sommesso – unica eccezione, la curiosa deriva ‘psichedelica’ alla fine di ‘Un chimico’, che risulta anche l’unica parte impietosamente segnata dal passare del tempo – adatto alle piccole storie che si trova a raccontare. Storie che sono distribuite accuratamente, con la prima facciata dedicata all’invidia e la seconda alla scienza, ma sempre con un brano a fare da controcanto: sulla prima ‘Un malato di cuore’ sulla seconda ‘Il suonatore Jones’ nella quale l’autore pare non celare una nota autobiografica e raggiunge una delle vette dell’opera, superata solo da ‘Un matto’.
Ma è un lavoro in cui è difficile scegliere, per la qualità ma anche per una certa uniformità che fa calare di mezzo punto la valutazione complessiva.

2 pensieri su “Fabrizio De André: “Non al denaro, non all’amore né al cielo”

  1. Probabilmente sì, scrivo fesserie, ma con un tono civile e, magari fallendo, cerco di argomentarle.
    Ciao

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