Eleanor Friedberger: “New view”

(Frenchkiss 2015)

Chiusa in un armadio l’esperienza Fiery Furnaces vissuta assieme al fratello Matthew, Friedberger se ne allontana in modo definitivo anche dal punto di vista sonoro, sostituendone stravaganze e sperimentalismi con un’assai più classica Americana che affonda le sue radici nel periodo a cavallo tra Sessanta e Settanta.
Ispirate dal ritiro nella parte più bucolica dello stato di New York, queste canzoni vanno a ripescare il meglio di quel periodo, unendo west-coast e folk-rock: la ricetta viene insaporita spruzzando qua e là qualche spezia a base di soul con la collaborazione di una band affiatata e dai suoni scintillanti che accompagna rotonda tra assoli di chitarra e gonfiarsi di organo. Insomma, senza andare a scomodare l’archetipo ‘Tapestry’, le premesse ci sono tutte, non ultima quella di una voce calda e capace di coinvolgere a sufficienza, eppure il disco non ha la forza (o la personalità) per colpire a fondo: si fa ascoltare con piacere, scorrendo sullo sfondo con il suo incedere rilassato, ma neppure dopo ripetuti passaggi riesce davvero a farsi amare.
L’iniziale He Didn’t Mention His Mother sotto questo punto di vista può ingannare perché è una bella canzone che prende a prestito da Dylan e Cat Stevens senza farsi troppo notare, ma subito dopo Open Season va già in calando nel suo volgersi a Neil Young senza raggiungere una vera compiutezza. La successiva Sweetest Girl è di certo più sbarazzina, mettendo in mostra una tendenza al ritornello-filastrocca che viene ripresa altrove in maniera meno efficace: a seguire arrivano le ballate guidate dal piano che, quale più (Your Word) quale meno (Because I Asked You), mostrano il consueto difetto di un atmosfera piacevole e tutto sommato calda, ma mai davvero coinvolgente.
Va a finire così che l’altro pezzo davvero efficace sia piazzato in chiusura: A Long Walk procede sicura e un po’ sopra le righe con il suo sfondo da rock sudista, aumentando la temperatura complessiva di un lavoro che in molte sue parti titilla con gusto le orecchie, ma manca della passione necessaria per scaldare davvero il cuore: è come se la tranquillità e la solitudine dei boschi abbiano conquistato l’ispirazione dell’autrice e, complici pure dei testi più intimisti e non molto allegri, l’abbiano privata della giusta energia che avrebbe contribuito a mettere più a fuoco la sua musica.

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