Archivi giornalieri: 7 ottobre 2017

In concerto – Alberto Fortis

30 settembre 2017 – Monticelli d’Ongina, cortile di Palazzo Archieri.

Se si eccettua l’indifendibile neologismo ‘Festivaglio’, è innegabile che la fiera ottobrina di quest’anno abbia messo in mostra un’imprevista vivacità della quale la presenza di Alberto Fortis è forse la più inattesa testimonianza. La vivacità suddetta risulta pure troppa – l’assurda contemporaneità costringe a rinunciare al punk celtico delle Mosche di Velluto Grigio in Piazza della Rocca – ma il nome in ballo e il recupero del bello spazio offerto dal cortile di Palazzo Archieri costituiscono un’occasione da cogliere e infatti il pubblico accorre in discreto numero per un evento di questo tipo.
Il luogo affascina sia il cantautore, sia il Quartetto Bazzini che funge da introduzione. L’ensemble guidato dal violoncellista cremonese Fausto Solci che si affianca ai violini di Lino Megni e Daniela Sangalli nonché alla viola di Marta Pizio – tutti musicisti bresciani – accantona il consueto repertorio classico, con la parziale eccezione della mozartiana Eine Kleine Nachtmusik, per proporre un breve excursus fatto di colonne sonore, da John Williams (‘Guerre stellari’) a Nicola Piovani (‘La vita è bella’) per finire con Jóhann Jóhannsson (‘La teoria del tutto’) offrendo una quarantina di minuti ben suonati e di facile ascolto.
L’attrazione principale sale sulla scena con mirabile puntualità alle dieci di sera: sfoggiando un paio di alate scarpette da Mercurio, si siede dietro al pianoforte a coda che occupa la quasi totalità del piccolo palco per uno spettacolo solista (ma piacerebbe risentirlo con la band, come da lui stesso auspicato) che supera l’ora e mezza dosando con cura nuove composizioni e vecchi successi. A parte la scarsa efficacia del sound&vision, visto che i filmati che accompagnano molti dei brani vengono proiettati su di un malandato muro laterale, l’unico appunto che si può fare è l’eccessivo volume dedicato all’amplificazione dello strumento: alle volte la voce si perde mentre l’incedere un po’ enfatico evoca in alcuni passaggi Roy Bittan e fa temere che Fortis stia per mettersi a strillare ‘aloningiangolleeeend…’.
I titoli altrui in programma sono invece ben diversi, ovvero Little Wing e, soprattutto, One che finisce per fondersi con Settembre in cui il musicista si sforza di ricreare con la tastiera il coinvolgente souleggiare che i cori regalano all’originale. Milano E Vincenzo è seconda in scaletta, come se l’autore volesse liberarsene subito per dare importanza a canzoni a cui tiene maggiormente: mostrano diverso spessore e di conseguenza più profonde vibrazioni La Neña del Salvador, una Marylin riadattata al momento politico a stelle e strisce, Fragole Infinite a testimonianza dell’esperienza londinese (e qui ci scappa un po’ di civetteria, per la serie ‘io ho lavorato con George Martin’) e quella bellissima dedica a Milano che è Il Duomo Di Notte.
Al confronto con le vecchie cose, i pezzi ripresi dal nuovo ep uscito questa primavera paiono più legati agli schemi del cantautorato melodico all’italiana tralasciando quello sguardo obliquo che è stato a lungo cifra distintiva del Fortis di qualche lustro fa: Do l’Anima serve a rievocare gli esordi e il legame con Vecchioni, la più brillante Infinità Infinita è accompagnata dal video girato sui Floating Piers di Christo con Cino Tortorella, l’appassionata Con Te apre i bis conclusi su toni ancora più intimi con La Sedia di Lillà.